“Basta con l’odio e l’intolleranza. Una situazione pericolosissima che rischia di provocare ripercussioni impensabili. Essere d’accordo con Hamas significa, senza se e senza ma, sostenere il terrorismo islamico e volere la cancellazione dalla faccia della terra degli ebrei”. Lo afferma Claudio Vivona – leader del Fronte Nazionale della Famiglia (FNF) da sempre vicino alla Comunità Ebraica di Milano che interviene in seguito al conflitto tra Israele e Hamas che ha riacceso la miccia delle ostilità in Medio Oriente. Tensioni per le quali si registrano in buona parte del mondo occidentale numerosi atti di intolleranza.
maxresdefault
E proprio su questo aspetto Vivona ci tiene a ricordare che “essere dalla parte dei terroristi significa oltretutto chiudere gli occhi dinnanzi a vergogne quali la condizione di sottomissione a cui sono costrette le donne e al “trattamento” riservato agli omosessuali che da quelle parti vengono lapidati”.
1620775202_Striscia-di-Gaza-pioggia-di-razzi-di-Hamas-su-Israele
In Europa è dunque tornata una preoccupante ondata di antisemitismo in seguito allo scoppio della guerra iniziata all’alba del 7 ottobre scorso quando oltre 1.500 miliziani di Hamas hanno superato i confini che dividono la Striscia di Gaza da Israele entrando nei kibbutz colpendo militari e civili. Il bilancio di questa operazione è stato drammatico: oltre 1.200 persone sono morte e più di 250, tra cui dei bambini, sono stati rapiti.
Mentre lo Stato ebraico è sotto attacco in tante città del vecchio continente – già segnato dalla storia tremenda e disumana dell’olocausto – abbiamo assistito di conseguenza a un rigurgito di antisemitismo che potremmo definire globale, dagli Stati Uniti all’Australia. Un fenomeno di vaste dimensioni che non si vedeva da tempo. Ecco perchè il responsabile dei FNF mette in guardia preoccupato che tali avvenimenti non vengano sottovalutati: “Attenzione, in Europa sono aumentati i fatti di cronaca che riportano episodi che vedono nel mirino Israele. Messaggi e commenti che incitano all’odio, violenze verbali che fomentano la discriminazione scorrono come fiumi in piena sui social. Non stupiamoci poi se tali posizioni sfociano in aggressioni fisiche a danno delle comunità ebraiche”, conclude Claudio Vivona. (mal)