Il decreto sicurezza, scritto dal vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini – ricordiamo che si tratta di un dl convertito in legge dal Parlamento – ha scatenato la rabbia, l’arroganza, l’insopportabile e consueta presunzione dei soliti buonisti girotondini salottieri radical chic sinistrorsi. Proteste emerse da questa misera armata Brancaleone – in questo modo i dem perderanno anche quel poco di consenso rimastogli – che ha trovato questa volta come capobastone Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, che ha fatto sapere di aver bloccato l’applicazione del decreto immigrazione nella sua città. Di conseguenza il primo cittadino che come sempre vuole fare il fenomeno è diventato un fuorilegge poiché ha compiuto a tutti gli effetti un atto criminale: una legge può piacere o non piacere ma se è legge va rispettata e basta!
“È disumana e criminogena”, ha tuonato davanti ai cronisti l’Orlando furioso dopo aver inviato una circolare all’ufficio Anagrafe per avere chiarimenti sui profili giuridici anagrafici derivanti dalla legge. Il decreto prevede infatti che alla scadenza del permesso di soggiorno umanitario i migranti non possano iscriversi all’anagrafe e dunque con le conseguenze che ciò comporta.
A seguire il “brillante” esempio del disobbediente super Orlando altri eccellenti rappresentanti dell’intellighenzia sinistra pronti a contrastare non tanto il dl ma Salvini… per loro il nemico numero uno. Il primo a salire sul carro del siciliano al grido “schiero la mia città dalla parte dei diritti” è Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, seguito da Dario Nardella, alla guida di Firenze e fido scudiero di Renzi. Si unisce alla protesta anche Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, mentre da Milano Giuseppe Sala plaude all’iniziativa ma per ora non prende una posizione netta.
In un Paese cosiddetto normale, come spesso viene sbandierato dai giornaloni di potere, l’amministratore che non rispetta la legge andrebbe immediatamente commissariato senza se e senza ma.
Ora mettendo da parte ogni considerazione sui valori politici, culturali, religiosi, morali del provvedimento governativo la bravata di “Orlando & Company” potrebbe essere vista da una angolazione diversa. Colui che decide di disobbedire a una legge per denunciarne l’ingiustizia lo può fare, certo, ma contestualmente deve pretendere che tale violazione colpisca innanzitutto la propria persona non postulando la legittimità della propria disobbedienza. Se questi sindaci “temerari” vogliono davvero praticare la disobbedienza civile come almeno affermano – con tanta facilità a parole – vadano fino in fondo dando corpo alle proprie convinzioni disapplicando la norma autodenunciandosi pretendendo quindi di essere processati per quella violazione intenzionale del comando normativo. Questo insegna la storia della vera disobbedienza civile in Italia, questo ha insegnato, al di là delle appartenenze politiche, un uomo come Marco Pannella. Ma tali azioni richiedono coraggio e onestà intellettuale. Coraggio e onestà intellettuale che Orlando e sodali non hanno, questo è sicuro.
C’è poi un altro elemento sulla questione che fa riflettere e alimenta più di un interrogativo. Fino a poche ore fa commentatori, politici, mass media si consumavano in vergognose marchette osannando l’autorevolezza istituzionale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo il suo discorso di fine anno alla Nazione. Bene, ma non si tratta dello stesso Presidente cha ha ratificato il tanto contestato decreto sicurezza? Se il decreto fosse stato incivile, incostituzionale, illegale, contro i diritti dell’uomo il Presidente – considerato appunto un fenomeno – l’avrebbe controfirmata questa legge? A questo punto ne consegue che i “disobbedienti incivili” non solo sono dei fuorilegge ma si pongono anche contro il Capo dello Stato che fino a poche ore prima consideravano un mito. Ecco perché questo manipolo di sindaci devono essere perseguiti dalla legge senza ripensamenti poiché non vorremmo che al posto loro a pagare fosse qualche funzionario comunale senza alcuna visibilità. Purtroppo casi del genere ne sono capitati.